Loading...

Speciale JOBS ACT

Nuove disposizioni riguardanti la tutela della maternità

Il decreto legislativo 30/2015 ha attuato le norme previste dal Jobs Act in materia di cure parentali e tutela della maternità. Le novità di maggiore rilievo riguardano:

1. il congedo di maternità: rispetto al quale i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto sono aggiunti al periodo di congedo di maternità post-partum anche qualora la somma dei due periodi superi il limite complessivo dei 5 mesi. Inoltre, è introdotta la possibilità di sospendere il congedo in caso di ricovero ospedaliero del neonato, ma una sola volta per ogni figlio; il congedo potrà essere integralmente o parzialmente goduto dalla data di dimissione del bambino, previa attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa. Questa possibilità si applica anche in caso di congedo di maternità spettante in caso di adozione o affidamento di un minore. Infine, il decreto prevede che l’indennità di maternità venga riconosciuta anche alle lavoratrici licenziate durante i periodi di congedo di maternità per giusta causa (colpa grave della lavoratrice) oltre che per cessazione dell’attività aziendale, ultimazione della prestazione per cui la lavoratrice è stata assunta o scadenza del termine contrattuale.

2. Il congedo di paternità diventa fruibile anche nel caso di figli la cui madre è una lavoratrice autonoma con diritto all’indennità per maternità, al verificarsi delle consuete condizioni: morte o grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre. Al verificarsi di queste condizioni, a seguito delle quali la madre non può più godere del congedo, il padre lavoratore autonomo avrà diritto all’indennità di maternità. Nel caso del congedo non retribuito e non indennizzato per il periodo di permanenza all’esterno, spettante alla lavoratrice per l’adozione internazionale, qualora non richieda o richieda solo in parte di fruire del congedo di maternità, spetterà al lavoratore alle stesse condizioni, anche se la madre non è una lavoratrice dipendente.

3. Il congedo parentale diventa fruibile fino al 12° anno di età del bambino, anche in caso di figlio minore con handicap in situazione di gravità (prima era possibile fino all’8°); mentre il periodo indennizzato di sei mesi, può essere fruito fino al 6° anno di età del bambino anziché fino al 3°. In assenza di una disciplina contrattuale della fruizione oraria del congedo, il decreto ha previsto che il genitore potrà scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria, nel limite della metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadri settimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Per fruire del congedo, il lavoratore dovrà avvisare il datore di lavoro entro 5 giorni, ridotti a 2 nel caso di fruizione a ore. Nel caso delle adozioni o degli affidamenti, il congedo potrà essere fruito entro 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia, ma sempre entro la maggiore età.

4. La possibilità di non svolgere lavoro notturno è concessa anche ai genitori adottivi conviventi di un minore nei primi tre anni dall’ingresso in famiglia e comunque non oltre il 12° anno di età.

5. Il decreto chiarisce che non sono tenuti al rispetto dei termini di preavviso, la lavoratrice e il lavoratore che si dimettono durante il periodo in cui vige il divieto di licenziamento.

6. Le lavoratrici autonome avranno diritto all’indennità di maternità della durata di cinque mesi, sia in caso di adozione o affidamento, sia in caso di mancato versamento della contribuzione da parte del committente.

7. Il lavoratore autonomo e il libero professionista avranno diritto all’indennità che sarebbe spettata alla madre lavoratrice autonoma, in caso di morte, grave infermità ovvero abbandono della stessa, nonché in caso di affidamento esclusivo al padre. In caso di adozione, il riconoscimento dell’indennità segue gli stessi criteri previsti per i lavoratori dipendenti.

8. Nel caso della concessione del telelavoro ai lavoratori, se motivati da esigenze di cure parentali in forza di contratti collettivi, i datori di lavoro beneficeranno dell’esclusione dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari norme e istituti, dei lavoratori ammessi al telelavoro.

9. Per le lavoratrici inserite nei percorsi di protezione al fine di agevolare la partecipazione di percorsi stessi, per le lavoratrici dipendenti è possibile: 1) utilizzare un congedo fino a 3 mesi, da fruire su base giornaliera o oraria, nell’arco di 3 anni, 2) diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time e viceversa. Nel caso delle collaborazione coordinate e continuative, la lavoratrice inserita nei percorsi suddetti ha diritto alla sospensione fino a 3 mesi del rappporto contrattuale. In entrambi i casi, la lavoratrice/collaboratrice dovrà informare il datore di lavoro/committente con un periodo di preavviso di almeno 7 giorni (indicando il periodo di congedo e fornendo la documentazione prevista).